occhio: degustazione, analisi, esegesi...

espressioni: visioni, letture, arte...

martedì 15 maggio 2012

lo Stivale nella galassia

È grandissimo l'onore per essere entrato a far parte dei collaboratori di Il Futuro è tornato, blog nato per ridare dignità, nell'italico idioma, alla fantascienza, genere variegato e della connotazione spesso profondissima. Il sito si presenta da sé, ma voglio comunque rendere noto che vi scrive è un reale appassionato di genere, non ci si imbatte in improvvisazioni e "marchette" dell'ultim'ora. Originale è la forma di ciò che si propone: si va dai palinsesti televisivi alle recensioni di film, dalle interviste agli articoli sui libri, e molto altro.
Personalmente ho esordito trattando uno dei miei sc-fi movie preferiti: Aelita di Jakov Aleksandrovič Protazanov, tratto dal romanzo omonimo di Aleksej Nikolaevič Tolstoj .

sabato 12 maggio 2012

quella serie animata del 1969?

Zorgon: The H-Bomb Beast from Hell
1972
Stati Uniti d'America
Regia: Kevin Fernan

Commedia anticipatrice, che già aveva percepito i cliché di quelle che erano le tendenze di pochi anni prima, in netto anticipo su diverse mode di rispolvero del vintage attualmente circolanti.
Parodia dello sci-fi horror degli anni Cinquanta, con la creatura amorfa di origine sconosciuta, in questo caso un "lovecraftiano" misto fra un polpo (Octaman?) e un demone oni del folclore giapponese, che miete numerose vittime, tutto circondato da un alone di mistero.
Se l'origine amatoriale è evidentissima, sembra un The Geek vestito d'ironia, non è da bistrattare un'originale scelta, quella di privare la pellicola di qualsiasi suono al di là degli effetti: nessuna soundtrack, niente dialoghi ma intertitoli, soltanto rumori in primissimo piano.
Recitazione volutamente sopra le righe, scenari da "dietro casa", errori di fuoco, inquadrature sballate e montaggio rozzo, a cospetto di volontà di non prendersi sul serio e amore per il cinema.

mercoledì 9 maggio 2012

movimentati piccoli spazi

The Haunted Curiosity Shop
1901
Regno Unito
Regia: Walter R. Booth

Un negozietto di curiosità in vecchio stile, à la Safarà di Dylan Dog, per intenderci. Qui però il gestore non ha poteri, quasi nulla può contro le presenze moleste. A far loro da porte d'accesso ci sono il classico armadio e il tipico vaso dell'iconografia d'orrore, stessa cosa per la forma delle entità, si va dagli scheletri ai fantasmi incorporei, dalle teste volanti a dispettosi  folletti.
Tutto in un quadro fisso, con quegli effetti che strabiliavano da almeno un quinquennio.
Ritroviamo Walter R. Booth, già visto qui.

giovedì 3 maggio 2012

koniec

Morderstwo
1957
Polonia
Regia: Roman Polanski
Scritto: Roman Polanski

Questa è l'attesa della morte in un mondo quotidiano. Essa arriva, come talvolta accade, con flemma, porta via con una certa metodica, non senza una certa spettacolarità. Quando scocca l'ora a nulla serve ribellarsi, sarà troppo tardi, il guizzo potrebbe solo aumentare la sofferenza. Com'è venuta così va via, nel silenzio di uno sguardo fisso, di un piano fisso, come un'ombra che scivola via, lontano.

lunedì 30 aprile 2012

una sciarpa nella nebbia

The Lodger: A Story of the London Fog
(Il pensionante)
1927
Regno Unito
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Marie Belloc Lowndes
Sceneggiatura: Alfred Hitchcock, Eliot Stannard

Il pensionante ha un volto molto dolce, ma nello stesso tempo i fatti portano a vederlo con un alone perverso, il bianco del cerone diventa quello del volto della morte e gli occhi languidi perversione omicida. Daisy, figlia dei padroni della pensione si è ormai infatuata, la madre è invece sospettosa, il padre più distaccato. Le nebbie di Londra nascondo dei misteri. Un poliziotto fa il filo alla ragazza, e non ha in simpatia il loro cliente...
Fortissima influenza della avanguardie tedesche per questa quinta opera di Alfred Hitchcock, ritenuta però il sincero esordio. Gli stilemi del maestro, la cura estrema che verrà riposta poi nel periodo americano è già presente: i pensieri accentuanti da semplici piani, dei dettagli espressivi che parlerebbero anche senza intertitoli, la donna diafana, delicata ma sicura di sé, il soggetto per cui lo spettatore parteggia e rifugge, i cameo del regista stesso, ma soprattutto il classico tema giallo, con i dubbi che si sciolgono solo a fine pellicola, comprendendo anche una sorta di doppio finale.
Ma ombre, accento su alcune parti scenografiche, tra cui porte e scale, sono evidente impronta espressionista, mentre la lenta e spesso solo accennata recitazione presente in alcuni momenti è più vicina al Kammerspiel. Da espressionismo tedesco anche i magnifici, seppur brevi, titoli d'inizio pellicola di E. McKnight Kauffer, che fanno riferimento alla figura del triangolo ricorrente nella pellicola: il triangolo lasciato sui biglietti dell'assassino, il triangolo amoroso...
Ispirato da libro omonimo e lavoro teatrale (Who I He?) di Marie Belloc Lowndes, portato sullo schermo altre sei volte: con lo stesso titolo, The Lodger, nel 1932, nel 1944 e nel 2009 e nella serie Armchair Mystery Theatre del 1965, chiamato Man in the Attic nel 1953 e con la traduzione tedesca Der Mieter in un film TV del 1967.

venerdì 27 aprile 2012

le sang et la nudité

Sexandroide
1987
Francia
Regia: Michel Ricaud

Tre weirdissimi episodi, sbilenchi quanto basta per entrare nell'underground più infimo, con fotografia amatoriale da filmino casalingo anni Ottanta, prove attoriali infelici con tanto di sguardo in camera, ma molto, molto gusto, smisurata passione e orrida fantasia.
Non dobbiamo pretendere trame intricate, assistiamo infatti ad una sorta di spettacolo teatrale (vi partecipa una compagnia, Le petit mescal), un Grand Guignol moderno, non a caso il film è francese, con siparietti da prendere fine a se stessi.
Nel primo, la dagyde, una ragazza, seduta ad attendere qualcuno o qualcosa in un locale, subisce il classico rito Vudù della bambolina da un oscuro individuo. Il male si consumerà nel bagno della struttura, con sangue a iosa, in primis dalla vagina, in una sorta mestruo estremo. Affiorerà, causa punture di spillone da parte dell'aguzzino, anche dalle mammelle, dagli occhi; poi si assisterà a bruciature e impiccagione. Il tutto è però morboso, lei emette gemiti che danno idea di sadico piacere, il suo corpo è nudo, la perversione scalpita.
Nel secondo episodio, les Sexandroides, quello più curato, una bellissima ragazza si reca in un sotterraneo dall'arredo gotico. Qui, dopo attimi di finto o vero smarrimento e invasamento con tanto di strip, fustigazione e balli rituali, incontrerà una creatura (il cui trucco è talmente pesante da farne rimanere traccia anche sull'altra attrice) che la torturerà in maniera... amorevole. Già, perché i due paiono praticare un rito sadomaso, dove lui sputerà un ragno nella bocca di lei e le mangerà i capezzoli, ma anche lui stesso si farà del male, specialmente quando si tirerà fuori le budella in stile Antropophagus. Se ne andranno sottobraccio e dissanguati, in uno stupendo lieto fine. L'impressione generale è da horror dilettantesco del tempo, girato con quei mezzi di ripresa allora meno alla portata di tutti. A noi ha ricordato anche diverse iconografie riprodotte su copertine di gruppi heavy metal di allora. Del gran bel gothic gore vintage!
Il terzo, les dents de l'amour, è davvero grottesco: una veglia funebre ad un vampiro si trasformerà in un balletto sexy, con tanto di musica in presa diretta, non certo tutta tetra, e tempi esageratamente lunghi. Per un attimo si sfiora l'hard, ma l'ironia la fa da padrone, specialmente nel finale!
Lunga vita alla concezione del weird!

domenica 22 aprile 2012

rossetto e corpetto

Let the Punishment Fit the Child
1997
Stati Uniti d'America
Regia: Maria Beatty e Margie Schnibbe
Scritto: Maria Beatty e Margie Schnibbe

Una "madre" punisce la sua "piccola" chiudendola in uno stanzino: saranno momenti di riflessione, di voyeurismo, nonché cinghia di trasmissione del modo di porsi della genitrice verso la ragazza, questa novella Carrie versione invertita, che sperimenterà su delle bambole malconce, incarnazione della stessa mamma, di lei e del loro ambiguo rapporto.
Bianco e nero, forti chiaroscuri, fotografia art house di stampo espressionista, musica da carillon intervallata da sensuale sassofono, per una storia che ha dell'incestuoso, del sadomasochista, del perverso, dello psicologico profondo.
Le immagini della punizione principale si intervallano a quelle di un'altra, probabilmente passata, caratterizzata da una lunga ed erotica sculacciata, terminata con un attimo di sollievo, un'indulgenza momentanea.
È un rincorrersi in 16 mm di dettagli su elementi sexy e feticisti, dal forte sapore estetico, con le protagoniste (e autrici del film) Maria Beatty e Margie Schnibbe, "lolita" l'una, vintage e "diva" l'altra, decisamente a loro agio.
Ossessionanti le bambole deformi sottoposte a vari tipi di torture, uno strumento di pratica fortemente turbante, una rappresentazione dell'umano solitamente abusata, ma qui efficace.
Alla fine, fra sovrimpressioni, arriverà il fuoco purificatore, la figliola sarà maestra nell'imitazione della sua creatrice e avrà quindi imparato la lezione; la chiave aprirà la porta.